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consapevolezza

Riflessioni sulla consapevolezza.

Riflessioni sulla consapevolezza

Alcune settimane fa’ ero con un gruppo di persone, e tra queste vi era una coppia che è in procinto di separarsi. Non è piacevole vedere ed ascoltare due persone che si trovano in questa situazione. Tra l’altro, erano persone che parlavano in maniera pacata di questa cosa, anche se ciascuno dei due portava avanti il proprio punto di vista. L’ascoltarli mi ha un po’ rattristato. Ma credo che farebbe dispiacere un po’ a tutti. Quando due persone decidono di lasciarsi, o uno dei due prende questa decisione, vuol dire che è scattato qualcosa che fino a quel momento non c’era. O quanto meno che la persona non era perfettamente consapevole del problema.

Quanto siamo disposti ad accettare i nostri sbagli?

Oggi pomeriggio parlavo con una persona non troppo giovane, e non ho potuto fare a meno di riflettere su cosa significhi in realtà la parola consapevolezza. Lei si ostinava a giustificare i suoi comportamenti, malgrado l’evidenza dei fatti. E così ho provato a mettermi nei suoi panni, per cercare di capire. Ecco, spesso tendiamo a giustificare a spada tratta le nostre azioni ed i nostri comportamenti, perché questi ci danno sicurezza. Siamo disposti anche a negarne l’evidenza, pur di giustificarci. E questa cosa mi ha fatto pensare che, in realtà, diventare consapevoli di ciò che facciamo non è né normale, né facile.

Segreto n. 10: diventare consapevoli di ciò che facciamo non è né normale, né facile. Questo perché dobbiamo anche essere disposti ad accettare i nostri sbagli, e a volte, a dover mettere in discussione anche tante scelte fatte fino ad oggi.

Riflessioni

palla di vetro

Finalmente, dopo tanti giorni, ed all’inizio di un nuovo anno, ricomincio a scrivere.

Ieri sera, prima di addormentarmi, pensavo che stamattina avrei dovuto ricominciare ad alzarmi e ad iniziare a lavorare per un nuovo anno pieno di soddisfazioni, e con degli obbiettivi importanti da raggiungere.

E così, stamattina, appena suonata la sveglia, mi sono alzato dicendomi: “da oggi, ricominciamo a decidere della nostra vita”. Una frase impegnativa, ma importante.

Giustificare i nostri comportamenti ci dà sicurezza

Oggi pomeriggio parlavo con una persona non troppo giovane e non ho potuto fare a meno di riflettere su cosa significhi in realtà la parola consapevolezza. Lei si ostinava a giustificare i suoi comportamenti, malgrado l’evidenza dei fatti. E così, ho provato a mettermi nei suoi panni, per cercare di capire. Ecco, spesso tendiamo a giustificare a spada tratta le nostre azioni ed i nostri comportamenti perché questi ci danno sicurezza. Siamo disposti anche a negare l’evidenza, pur di giustificarci. E questa cosa mi ha fatto pensare che, in realtà, diventare consapevoli di quello che facciamo, non è né normale né facile. La difficoltà sta proprio nel fatto che non siamo disposti a ad accettare i nostri sbagli e a mettere in discussione le scelte sbagliate che facciamo.

Segreto n. 10. Le persone consapevoli sono sempre disposte ad accettare i loro sbagli ed a correggere i propri errori.

Consapevolezza

Consapevolezza.

– quanto siamo consapevoli delle nostre azioni?
– e poi, quanto siamo disposti ad accettare le cose di cui diventiamo consapevoli? Sono due domande legate a doppio filo. Se accetti di essere consapevole della tua vita, devi essere poi disposto ad accettare il cambiamento che ne consegue.
Diventare consapevoli delle proprie azioni e dei propri comportamenti, vuol dire cambiare atteggiamento, ed essere disponibili a cambiare il proprio comportamento e le proprie abitudine, che a quel punto diventano spesso obsolete. Ma cambiare è un po’ come ammettere il proprio fallimento, il fallimento delle nostre idee preconcette. E questo di per se ci crea sofferenza, perché dobbiamo ammettere che non è sempre vero ciò che crediamo sia vero o falso, giusto o sbagliato. Ci sono persone che piuttosto che cambiare, preferiscono negare l’evidenza. Lo vedi tutti i giorni. C’è chi è abituato ad usare quel telefonino e non lo cambierebbe per tutto l’oro del mondo, anche se non funziona bene, perché quello ormai lo conosce e con un telefono nuovo dovrebbe ricominciare ad imparare ad usarlo. Ragazzi, il cambiamento crea panico e insicurezza, lo sappiamo. E allora perché cambiare?
L’altro giorno, una mia amica a cui avevo detto: “dici che quel telefono non funziona e che si blocca in continuazione. Ed è pure vecchio. Ma perché non te ne compri uno nuovo?” “Lascia perdere, mi ha detto, mi tengo il mio telefono così com’é. Lo cambierò solo quando non funziona più. Fino a che non sarò costretta a cambiarlo, me lo tengo”.
Non c’è niente da fare. La maggior parte delle persone si ostina, anche di fronte all’evidenza, a comportarsi nel solito modo, pur di non cambiare, di non accettare di doversi trovare di fronte a cose nuove, a nuove esperienze, e a una diversa visione della vita. Le persone non vogliono cambiare. E soprattutto non vogliono accettare il disagio iniziale ed il dolore che può crearsi nell’allargare i propri orizzonti.

Estratto n. 1 (dal libro: fumo zero) – appunti

Vi è mai capitato di sentire un fumatore dire che il fumo è un vizio difficile da eliminare? E così ti dice che gli piacerebbe smettere, che ha provato più volte, e che dopo un po’, è ritornato a fumare. Ti dice in pratica che quel vizio non è gestibile, perché è più forte di lui.

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