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Se fossi felice cosa farei?

Se fossi felice cosa farei?

Se fossi felice cosa farei?

Stamattina alle 5 è suonata la sveglia. Ma sentendo freddo, mi sono alzato, l’ho disattivata, e sono ritornato a  letto. Infilandomi sotto le lenzuola però, ho pensato che avrei dovuto sfruttare il fatto di rimanere al caldo, per pensare un po’ più a me stesso. Mi sono detto: ma se potessi essere felice, come dovrei essere? Mi sono rivisto coach sul palco, e poi ho rivisto Roberto con i suoi corsi. Questo è il lavoro che mi rende felice, mi sono detto. Il discorso della felicità non è una cosa nuova. E’ un po’ che sto cominciando a lavorare per questo obbiettivo. Questo pensiero di Michele coach mi ha fatto sentire subito bene. Ho detto che avrei dovuto non farmi fregare dal sonno che, rimanendo a letto, poteva arrivare all’improvviso, e così mi sono dato subito da fare, per evitare che questa cosa accadesse.

Estratto n. 7 (dal libro: fumo zero) – Le credenze

Le credenze sono come delle profezie auto-avveranti, nel senso che, se tu credi che una cosa sia vera o falsa, farai di tutto (ovviamente a livello inconscio) perché questa si avveri. Quindi, se credi di non poter fare a meno della sigaretta (credenza), o non di avere la forza di smettere, succederà che, qualunque sforzo tu faccia, non riuscirai ad ottenere quel risultato.

Da chi dipende la nostra vita?

da chi dipende la nostra vita?

Da chi dipende la nostra vita?

Una delle tante convinzioni acquisite, un po’ da tutti noi, è quella di credere che il nostro stato attuale e la nostra vita dipendano sempre più spesso dalle circostanze esterne, o dai soldi che non abbiamo, o dal comportamento degli altri. E il fatto grave è che spesso non ne siamo nemmeno consapevoli. La conseguenza di tutto ciò è che accettiamo di subirne le conseguenze, vivendo una vita che desidereremmo cambiare, ma che in realtà accettiamo di subire, per mancanza di coraggio.

E se invece decidessimo di non lasciare le cose nelle mani del fato?

Se cominciamo a credere che possiamo prendere il controllo della nostra vita e che non è giusto rimanerne fermi ad aspettare, allora non accettiamo più l’idea che ci troviamo in quella situazione a causa di altri, e che non è vero che non possiamo farci niente. La fiducia nel nostro potere di cambiare le cose fa si che  cominciamo a pensare che prima o poi qualcosa accadrà, e che troveremo un modo per raggiungere i nostri obiettivi. E così, cominci ad essere più attento ai piccoli dettagli, a tutto ciò che ascolti, che vedi e a tutto ciò che ti dici. Questi pensieri creano a cascata tutta una serie di avvenimenti e di momenti, che non sai neppure tu come siano partiti o accaduti, ma che generano il cambiamento, la crescita, che ti aprono le porte alla fantasia, spingendoti a partire alla grande. E così, improvvisamente, tutte quelle cose che erano rimaste li, ferme, che non avevano avuto modo di andare avanti, vengono spinte in un vortice. E tutto riparte.

Consapevolezza

Consapevolezza.

– quanto siamo consapevoli delle nostre azioni?
– e poi, quanto siamo disposti ad accettare le cose di cui diventiamo consapevoli? Sono due domande legate a doppio filo. Se accetti di essere consapevole della tua vita, devi essere poi disposto ad accettare il cambiamento che ne consegue.
Diventare consapevoli delle proprie azioni e dei propri comportamenti, vuol dire cambiare atteggiamento, ed essere disponibili a cambiare il proprio comportamento e le proprie abitudine, che a quel punto diventano spesso obsolete. Ma cambiare è un po’ come ammettere il proprio fallimento, il fallimento delle nostre idee preconcette. E questo di per se ci crea sofferenza, perché dobbiamo ammettere che non è sempre vero ciò che crediamo sia vero o falso, giusto o sbagliato. Ci sono persone che piuttosto che cambiare, preferiscono negare l’evidenza. Lo vedi tutti i giorni. C’è chi è abituato ad usare quel telefonino e non lo cambierebbe per tutto l’oro del mondo, anche se non funziona bene, perché quello ormai lo conosce e con un telefono nuovo dovrebbe ricominciare ad imparare ad usarlo. Ragazzi, il cambiamento crea panico e insicurezza, lo sappiamo. E allora perché cambiare?
L’altro giorno, una mia amica a cui avevo detto: “dici che quel telefono non funziona e che si blocca in continuazione. Ed è pure vecchio. Ma perché non te ne compri uno nuovo?” “Lascia perdere, mi ha detto, mi tengo il mio telefono così com’é. Lo cambierò solo quando non funziona più. Fino a che non sarò costretta a cambiarlo, me lo tengo”.
Non c’è niente da fare. La maggior parte delle persone si ostina, anche di fronte all’evidenza, a comportarsi nel solito modo, pur di non cambiare, di non accettare di doversi trovare di fronte a cose nuove, a nuove esperienze, e a una diversa visione della vita. Le persone non vogliono cambiare. E soprattutto non vogliono accettare il disagio iniziale ed il dolore che può crearsi nell’allargare i propri orizzonti.

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