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cambiamento

C’era una volta.

C’era una volta. Stamattina aspettavo fuori dal negozio del macellaio in attesa di entrare a prendere un po’ di carne. Seduto fuori c’era un signore. E mi è venuto da dire: bei tempi quando potevi entrare senza rimanere fuori a prendere freddo. Certo che questa cosa ce la ricorderemo. Ai nostri nipoti potremo raccontare di quel periodo in cui improvvisamente la nostra vita è cambiata. Tutto ciò che avevamo fatto o potuto fare fino al giorno prima improvvisamente non lo abbiamo potuto più fare: niente scuole, niente asili, niente lavoro, niente passeggiate, niente vacanze. Casa, casa e casa. Si usciva solo per andare a fare la spesa, andando vicino a casa e per un breve periodo. Non ci si poteva salutare dandoci la mano né ci si poteva abbracciare. Niente traffico, poco inquinamento, multe e denunce per chi trasgrediva le regole. Pace, niente bambini che giocavano nel parco facendo casino, niente anziani a passeggio. Tutto fermo! E tutto questo non tanto tempo fa: solo qualche anno addietro!

Devo dire che non sto soffrendo questo grosso cambiamento. Si, il fatto di non poter uscire per lavorare ed aiutare le persone a rilassarsi mi manca. Mi manca il contatto diretto con le persone. Ma l’ho accettato con rassegnazione. In compenso cerco di prepararmi per il domani che arriverà. Perché arriverà e ci saranno sicuramente grosse opportunità malgrado tutto. Nel frattempo ho cominciato a farmi venire idee nuove, cerco di fare online quello che facevo prima di persona, anche se ogni tanto, per fortuna non spesso, mi lascio andare a perdere tempo utile, alzandomi più tardi o facendo cose meno importanti rispetto a quello che dovrei fare. Stranamente mi crea più ansia il dover andare a fare la spesa, sapendo che dovrò aspettare qualche ora di fuori, prima di entrare e fare gli acquisti. Nell’attesa potrei ascoltare degli audio dal telefonino. Ma non mi piace togliere e mettere i guanti ogni volta, perché tutto ciò che hai a portata di mano, carrello compreso, sono possibili portatori di virus. E quindi evito di farlo annoiandomi, nell’attesa che arrivi il mio turno.

Spesso abbiamo paura di tentare.

La paura di tentare.

Spesso abbiamo paura di tentare (estratto dal mio libro: fumo zero in 30 minuti).

E così ci dimentichiamo dei grandi benefici che potremmo ottenere, a seguito del cambiamento.

Mi dirai: ma non è così facile decidere di punto in bianco di smettere di fumare. Lo so. Quando ho deciso di smettere “di drogarmi” – sì, questa è la parola giusta – ero convinto che ce l’avrei fatta, anche se avevo messo in conto la possibilità di non riuscirci. E’ una cosa che può capitare, mi dicevo. Esce fuori un imprevisto, e tutto va a gambe per aria, tu e la tua voglia di smettere.

Il potere delle domande

Il potere delle domande.

Rileggendo gli appunti di un recente corso mi è venuta in mente una cosa che faccio da qualche tempo: lascio degli “appunti” qua e là sul tavolo ed alla fine, quando mi servono, devo andare a cercarmeli tra un foglio e l’altro, non trovandoli immediatamente ed a volte anche arrabbiandomi. Negli appunti erano riportate una serie di domande, di cui per la verità mi ero dimenticato, utili per ottenere risultati anche in campi in cui non li si hanno. Ho preso come riferimento positivo una cosa che mi riesce bene: rapportarmi bene e quasi subito con i bambini. E così, con il foglio a portata di mano, ho fatto il mio esercizio, rispondendo alle domande che trovi qui sotto, e mettendo su due colonne sia la cosa che mi riusciva bene, sia quella che non mi piaceva. 

Il muro della sicurezza

Il muro della sicurezza.

Il muro della sicurezza

A quanti è capitato di avere a che fare con persone chiuse al cambiamento che, qualsiasi cosa voi gli diciate, continuano a fare e a dire sempre le stesse cose? Con persone come queste è difficile approfondire un discorso o condividere cose ed esperienze nuove. Sono chiuse nelle loro esperienze. Sanno benissimo cosa devono fare e cosa no, ciò che è giusto e cosa è sbagliato, quali cose portano al successo e quali al fallimento, anche se non hanno un’idea precisa di cosa sia veramente il successo o il fallimento. Lo sanno a priori non perché l’hanno provato, ma perché ormai hanno imparato a memoria quella poesia. E non possono fare a meno di ripetersela all’infinito. Per loro la vita è così. E’ la loro certezza. E le certezze non vanno mai messe in dubbio.

Sei sulla strada giusta?

Il bivio

Vi capita mai di fare delle cose o di fare delle scelte, e di accorgervi poi di non aver fatto la scelta giusta? Quante volte abbiamo avuto il coraggio di riprendere in mano la situazione e decidere di cambiare strada? A volte ci accorgiamo di aver sbagliato, ma non abbiamo il coraggio di cambiare, perché il cambiamento è fatica. E noi vogliamo farne il meno possibile.

Da chi dipende la nostra vita?

da chi dipende la nostra vita?

Da chi dipende la nostra vita?

Una delle tante convinzioni acquisite, un po’ da tutti noi, è quella di credere che il nostro stato attuale e la nostra vita dipendano sempre più spesso dalle circostanze esterne, o dai soldi che non abbiamo, o dal comportamento degli altri. E il fatto grave è che spesso non ne siamo nemmeno consapevoli. La conseguenza di tutto ciò è che accettiamo di subirne le conseguenze, vivendo una vita che desidereremmo cambiare, ma che in realtà accettiamo di subire, per mancanza di coraggio.

E se invece decidessimo di non lasciare le cose nelle mani del fato?

Se cominciamo a credere che possiamo prendere il controllo della nostra vita e che non è giusto rimanerne fermi ad aspettare, allora non accettiamo più l’idea che ci troviamo in quella situazione a causa di altri, e che non è vero che non possiamo farci niente. La fiducia nel nostro potere di cambiare le cose fa si che  cominciamo a pensare che prima o poi qualcosa accadrà, e che troveremo un modo per raggiungere i nostri obiettivi. E così, cominci ad essere più attento ai piccoli dettagli, a tutto ciò che ascolti, che vedi e a tutto ciò che ti dici. Questi pensieri creano a cascata tutta una serie di avvenimenti e di momenti, che non sai neppure tu come siano partiti o accaduti, ma che generano il cambiamento, la crescita, che ti aprono le porte alla fantasia, spingendoti a partire alla grande. E così, improvvisamente, tutte quelle cose che erano rimaste li, ferme, che non avevano avuto modo di andare avanti, vengono spinte in un vortice. E tutto riparte.

Consapevolezza

Consapevolezza.

– quanto siamo consapevoli delle nostre azioni?
– e poi, quanto siamo disposti ad accettare le cose di cui diventiamo consapevoli? Sono due domande legate a doppio filo. Se accetti di essere consapevole della tua vita, devi essere poi disposto ad accettare il cambiamento che ne consegue.
Diventare consapevoli delle proprie azioni e dei propri comportamenti, vuol dire cambiare atteggiamento, ed essere disponibili a cambiare il proprio comportamento e le proprie abitudine, che a quel punto diventano spesso obsolete. Ma cambiare è un po’ come ammettere il proprio fallimento, il fallimento delle nostre idee preconcette. E questo di per se ci crea sofferenza, perché dobbiamo ammettere che non è sempre vero ciò che crediamo sia vero o falso, giusto o sbagliato. Ci sono persone che piuttosto che cambiare, preferiscono negare l’evidenza. Lo vedi tutti i giorni. C’è chi è abituato ad usare quel telefonino e non lo cambierebbe per tutto l’oro del mondo, anche se non funziona bene, perché quello ormai lo conosce e con un telefono nuovo dovrebbe ricominciare ad imparare ad usarlo. Ragazzi, il cambiamento crea panico e insicurezza, lo sappiamo. E allora perché cambiare?
L’altro giorno, una mia amica a cui avevo detto: “dici che quel telefono non funziona e che si blocca in continuazione. Ed è pure vecchio. Ma perché non te ne compri uno nuovo?” “Lascia perdere, mi ha detto, mi tengo il mio telefono così com’é. Lo cambierò solo quando non funziona più. Fino a che non sarò costretta a cambiarlo, me lo tengo”.
Non c’è niente da fare. La maggior parte delle persone si ostina, anche di fronte all’evidenza, a comportarsi nel solito modo, pur di non cambiare, di non accettare di doversi trovare di fronte a cose nuove, a nuove esperienze, e a una diversa visione della vita. Le persone non vogliono cambiare. E soprattutto non vogliono accettare il disagio iniziale ed il dolore che può crearsi nell’allargare i propri orizzonti.

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