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Il muro della sicurezza

Il muro della sicurezza.

Il muro della sicurezza

A quanti è capitato di avere a che fare con persone chiuse al cambiamento che, qualsiasi cosa voi gli diciate, continuano a fare e a dire sempre le stesse cose? Con persone come queste è difficile approfondire un discorso o condividere cose ed esperienze nuove. Sono chiuse nelle loro esperienze. Sanno benissimo cosa devono fare e cosa no, ciò che è giusto e cosa è sbagliato, quali cose portano al successo e quali al fallimento, anche se non hanno un’idea precisa di cosa sia veramente il successo o il fallimento. Lo sanno a priori non perché l’hanno provato, ma perché ormai hanno imparato a memoria quella poesia. E non possono fare a meno di ripetersela all’infinito. Per loro la vita è così. E’ la loro certezza. E le certezze non vanno mai messe in dubbio.

E così, se per caso provi a mettere in dubbio le loro teorie, vedi di colpo alzarsi un muro impenetrabile. Loro hanno paura del nuovo, e le certezze sono tutto. Anche se vivono male la loro vita, preferiscono rimanere in quello stato perché per lo meno sanno come reagire alle incertezze. E questo dà loro sicurezza. E ogni volta che gli viene proposta una diversa visione della vita alzano a difesa il loro muro. E’ un comportamento automatico, è sopravvivenza. A volte, pur di rimanere nelle loro certezze, sono disposte anche a negare l’evidenza. Qui le persone agiscono a livello di istinto. Siamo al livello della non consapevolezza.

Per fortuna non siamo tutti così.

Se vuoi crescere come persona non puoi non diventare consapevole delle tue azioni e dei tuoi comportamenti. Questo è il primo passo verso una vita migliore, dove cominci a metterti in gioco, provi, puoi fare degli errori anche gravi, rischiando anche di romperti la testa. Ma poi, grazie alla esperienza che acquisisci, pian piano riparti per nuove conquiste. E spesso cambi anche il tuo comportamento.

Parlando della mia esperienza, mi trovo spesso in situazioni che mi danno lo spunto per riflettere. Qualche tempo fa ero in macchina ed andavo verso il centro città. Improvvisamente, un signore mi taglia la strada ed attraversa a due passi dalla mia macchina. Io Inchiodo. Vedo che lui non se ne era neppure accorto. Ed allora mi dico: “ma che stronzo, non poteva passare dieci metri più in là sulle strisce pedonali?” La frase che mi sono detto subito dopo però è stata: “ma neppure io passo sulle strisce! Ed allora perché mi incazzo quando lo fanno gli altri?”.

Morale della favola: questa presa di coscienza ha generato un’azione congruente con la mia domanda e la mia risposta. Ebbene, da quel giorno, ogni volta che devo attraversare la strada, guardo sempre per vedere se nelle vicinanze ci sono delle strisce pedonali.

E quando fai queste cose e sei coerente con ciò che ormai consideri giusto fare, ti senti soddisfatto ed orgoglioso di aver messo in atto il tuo nuovo comportamento, perché ormai fa parte di te. E guarda caso, ho provato la stessa sensazione anche quando ho smesso di fumare.

Per fare questo però devi già aver superata la fase dell’accettazione, devi essere disposto ad ammettere che spesso ci sono soluzioni o interpretazioni più giuste o più funzionali di quelle che tu usi o che hai sempre usato. E a quel punto il cambiamento non è più un problema.

Spesso non è così. Ci sono persone che si lasciano guidare dalle loro credenze e dalle loro abitudini e non fanno il minimo sforzo per capire se i loro pensieri e  le loro azioni dipendono da altri. Vivono per frasi fatte e ce l’hanno con il mondo, con la vita, con le persone, che dicono essere la causa dei loro problemi. Hai presente il criceto? Lui non pensa, corre e basta.

Mi viene in mente  una mamma che conosco. Ha un figlio che, quando era piccolo, gestiva come voleva. Il bambino non aveva scampo, doveva fare quello che lei decideva. Punto. Lui era  ubbidiente, l’ascoltava e non faceva storie.  Alcuni anni dopo il figlio, ormai grande, decide di partecipare ad un corso di crescita personale e glielo comunica. A malincuore lei acconsente. Al suo ritorno però lei si accorge che il ragazzo, ogni volta che si sente obbligato a fare qualcosa che a lui non piace fare, reagisce dicendo che non la farà perché non la ritiene giusta.

E così la madre si allarma: “come, si chiede,  fino a ieri quando gli dicevo di fare qualcosa, la faceva senza fare storie. Ora invece dice di non volerla fare”. E allora comincia a dirgli che il corso gli ha fatto male, che non ha bisogno di fare quei corsi perché i corsi fanno cambiare le persone, che quelle persone che li organizzano sono a capo di qualche setta, che lui è cambiato in peggio, che questo è il risultato di andare a fare questi corsi, e così via.

Ecco, improvvisamente il figlio era cambiato e lei era rimasta dentro la sua ruota. E qui come fai a farle capire che è un suo problema e un suo punto di vista? Non lo fai.

Se una persona non è disposta ad ascoltarti e a prendere coscienza del proprio comportamento perdi solo tempo. Puoi solo sperare che un giorno, prima o poi, si accorga di qualcosa e decida di cominciare a vedere le cose da un altro punto di vista.

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