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Estratto n. 2 (dal libro: fumo zero) – cambiamento

Oggi voglio parlarvi di cambiamento. E l’esempio migliore che mi viene in mente è il bambino piccolo. Cosa fa il bambino piccolo quando comincia a camminare? Cammina carponi. 

Poi, osservando gli altri che camminano eretti, comincia a fare le sue prime prove: si attacca al piede di una sedia per provare a tirarsi su, scivola, si aggrappa di nuovo alla sedia, e riprova. 

-Si può fare in un modo diverso o più funzionale, che magari mi faccia fare meno fatica o che mi faccia guadagnare del tempo?

Finalmente, dopo vari tentativi, riesce ad alzarsi in piedi. E’ il momento della gioia, finalmente anche lui sta in piedi. Poi prova a staccarsi dalla sedia per camminare, come fanno tutti, ed ovviamente, perde l’equilibrio e ricade. 

Magari sbatte e si fa male, ma alla fine riesce a fare i suoi primi passi da solo. Ecco, per lui cambiare vuol dire fare nuovi tentativi, trovare nuove soluzioni, che gli permettano di fare come i grandi.
Anche per noi cambiare vuol dire trovare nuove soluzioni, soluzioni a volte più utili e più funzionali di quelle che utilizziamo normalmente, spesso in maniera inconscia, senza neppure pensarci. 

Ma allora, perché spesso non lo facciamo? Perché in fondo, noi non amiamo cambiare.
Ciascuno di noi, in base alle proprie esperienze ed al proprio vissuto, si è creato dei comportamenti automatici. 

Ad un’azione corrisponde una reazione. L’altro giorno, dopo aver fatto la doccia, ho notato del calcare sulle pareti. E così sono andato a prendere un prodotto anti-calcare che usa mia moglie, mi sono messo la mascherina, l’ho spruzzato, ho aspettato un po’, ed ho risciacquato il tutto. 

Il giorno dopo, mentre facevo la doccia, ho ripensato a ciò che avevo fatto il giorno precedente, e mi son detto: ma perché, appena finito, non asciugo le pareti della doccia con un panno, in modo da evitare che il calcare si ricrei in breve tempo? E così, mi sono asciugato ed ho usato il panno.

Per farla breve, il sistema funziona benissimo: il calcare non si vede più sulle pareti, e basta usare il prodotto ogni 20-30 giorni. E per di più, una volta che ti abitui a farlo dopo la doccia, alla fine non è neppure un grande sacrificio, richiedendo un minuto in più.

A volte basta poco per cambiare un’abitudine. Ma la mente deve essere aperta al cambiamento.
Ed allora, perché il cambiamento spesso ci fa paura? Perché mina la nostra sicurezza. In fondo, le nostre piccole e grandi abitudini rappresentano la nostra zona di confort. Esse ci danno sicurezza. 

E la sicurezza per noi è importante, perché non ci fa vivere nello stress. D’altra parte, se abbiamo già delle soluzioni pronte all’uso, e che funzionano nella maggior parte dei casi, perché stressarci a pensare a nuovi comportamenti?

La cosa negativa è che sono proprio le nostre piccole abitudini che contribuiscono, giorno per giorno, a farci perdere la nostra elasticità mentale, facendoci fare sempre le stesse cose, e facendoci comportare sempre allo stesso modo. Come conseguenza, diventiamo sempre meno consapevoli di ciò che facciamo e di come agiamo.

Ed allora, cosa possiamo fare? Cominciare a farci delle domande, tipo:
-Come posso fare per migliorare quella cosa?
-C’è una soluzione migliore?

Non è il massimo lasciare che la nostra mente agisca in maniera passiva ed automatizzata. Abbiamo un cervello per pensare, non per metterlo nel cassetto. E purtroppo, spesso ci comportiamo in questo modo.

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