fbpx

gli articoli del blog

C’era una volta.

C’era una volta. Stamattina aspettavo fuori dal negozio del macellaio in attesa di entrare a prendere un po’ di carne. Seduto fuori c’era un signore. E mi è venuto da dire: bei tempi quando potevi entrare senza rimanere fuori a prendere freddo. Certo che questa cosa ce la ricorderemo. Ai nostri nipoti potremo raccontare di quel periodo in cui improvvisamente la nostra vita è cambiata. Tutto ciò che avevamo fatto o potuto fare fino al giorno prima improvvisamente non lo abbiamo potuto più fare: niente scuole, niente asili, niente lavoro, niente passeggiate, niente vacanze. Casa, casa e casa. Si usciva solo per andare a fare la spesa, andando vicino a casa e per un breve periodo. Non ci si poteva salutare dandoci la mano né ci si poteva abbracciare. Niente traffico, poco inquinamento, multe e denunce per chi trasgrediva le regole. Pace, niente bambini che giocavano nel parco facendo casino, niente anziani a passeggio. Tutto fermo! E tutto questo non tanto tempo fa: solo qualche anno addietro!

Devo dire che non sto soffrendo questo grosso cambiamento. Si, il fatto di non poter uscire per lavorare ed aiutare le persone a rilassarsi mi manca. Mi manca il contatto diretto con le persone. Ma l’ho accettato con rassegnazione. In compenso cerco di prepararmi per il domani che arriverà. Perché arriverà e ci saranno sicuramente grosse opportunità malgrado tutto. Nel frattempo ho cominciato a farmi venire idee nuove, cerco di fare online quello che facevo prima di persona, anche se ogni tanto, per fortuna non spesso, mi lascio andare a perdere tempo utile, alzandomi più tardi o facendo cose meno importanti rispetto a quello che dovrei fare. Stranamente mi crea più ansia il dover andare a fare la spesa, sapendo che dovrò aspettare qualche ora di fuori, prima di entrare e fare gli acquisti. Nell’attesa potrei ascoltare degli audio dal telefonino. Ma non mi piace togliere e mettere i guanti ogni volta, perché tutto ciò che hai a portata di mano, carrello compreso, sono possibili portatori di virus. E quindi evito di farlo annoiandomi, nell’attesa che arrivi il mio turno.

Sto usando bene il mio tempo?

Sto usando bene il mio tempo?

Sto usando bene il mio tempo?

Qualche giorno fa mi sono chiesto se sto sfruttando bene il mio tempo. La programmazione è importante, anzi direi indispensabile. Ma se poi non vai ad analizzare quello che hai fatto e non ti fai delle domande, rischi di non sentirti soddisfatto per come hai agito. E così mi sono detto che avrei dovuto ricominciare a farmi delle domande specifiche, soprattutto a fine giornata, prima di andare a letto: cosa ho fatto bene oggi? Cosa non ho fatto che avrei dovuto fare? Cosa avrei potuto fare meglio? Che cosa avrei dovuto evitare?

Sono due giorni che ho ripreso a farmi queste domande. Ma non sono ancora soddisfatto dei risultati raggiunti. E’ che ancora non sto programmando bene la mia giornata, prendendomela con comodo. Tanto non puoi uscire e puoi fare con calma, mi dico a volte. E a fine giornata compare, quasi miracolosamente, il senso di colpa. Per evitare che ciò accada non ho altra soluzione che imparare ad essere più efficace. E la soluzione potrebbe venire fuori da questa domande: come posso far si che a fine giornata possa dire di aver lavorato bene? Quali sono le cose prioritarie che devo portare avanti e quali invece devo mettere da parte o fare in altri momenti?

Spesso abbiamo paura di tentare.

La paura di tentare.

Spesso abbiamo paura di tentare (estratto dal mio libro: fumo zero in 30 minuti).

E così ci dimentichiamo dei grandi benefici che potremmo ottenere, a seguito del cambiamento.

Mi dirai: ma non è così facile decidere di punto in bianco di smettere di fumare. Lo so. Quando ho deciso di smettere “di drogarmi” – sì, questa è la parola giusta – ero convinto che ce l’avrei fatta, anche se avevo messo in conto la possibilità di non riuscirci. E’ una cosa che può capitare, mi dicevo. Esce fuori un imprevisto, e tutto va a gambe per aria, tu e la tua voglia di smettere.

Il potere delle domande

Il potere delle domande.

Rileggendo gli appunti di un recente corso mi è venuta in mente una cosa che faccio da qualche tempo: lascio degli “appunti” qua e là sul tavolo ed alla fine, quando mi servono, devo andare a cercarmeli tra un foglio e l’altro, non trovandoli immediatamente ed a volte anche arrabbiandomi. Negli appunti erano riportate una serie di domande, di cui per la verità mi ero dimenticato, utili per ottenere risultati anche in campi in cui non li si hanno. Ho preso come riferimento positivo una cosa che mi riesce bene: rapportarmi bene e quasi subito con i bambini. E così, con il foglio a portata di mano, ho fatto il mio esercizio, rispondendo alle domande che trovi qui sotto, e mettendo su due colonne sia la cosa che mi riusciva bene, sia quella che non mi piaceva. 

Il muro della sicurezza

Il muro della sicurezza.

Il muro della sicurezza

A quanti è capitato di avere a che fare con persone chiuse al cambiamento che, qualsiasi cosa voi gli diciate, continuano a fare e a dire sempre le stesse cose? Con persone come queste è difficile approfondire un discorso o condividere cose ed esperienze nuove. Sono chiuse nelle loro esperienze. Sanno benissimo cosa devono fare e cosa no, ciò che è giusto e cosa è sbagliato, quali cose portano al successo e quali al fallimento, anche se non hanno un’idea precisa di cosa sia veramente il successo o il fallimento. Lo sanno a priori non perché l’hanno provato, ma perché ormai hanno imparato a memoria quella poesia. E non possono fare a meno di ripetersela all’infinito. Per loro la vita è così. E’ la loro certezza. E le certezze non vanno mai messe in dubbio.

Il mio prossimo libro

grazie

A proposito del mio prossimo libro

Ero a letto. Ad un certo punto mi dico: mi piace, ho trovato il titolo del mio prossimo libro. Sarà: “l’Amore che è in me”. Nella prima pagina metterò alcune frasi che si rifanno a Ho’oponopono o qualcosa del genere: “grazie per questa giornata, per le cose che ho imparato, per le persone che ho conosciuto, per gli insegnamenti che ho ricevuto, per le esperienze che ho fatto, grazie di tutto”.  E ripetendo queste parole, mi addormento. Sento suonare la sveglia. Sono quasi le 5 del mattino. Avevo vissuto un sogno al contrario.

Riflessioni sulla consapevolezza.

Riflessioni sulla consapevolezza

Alcune settimane fa’ ero con un gruppo di persone, e tra queste vi era una coppia che è in procinto di separarsi. Non è piacevole vedere ed ascoltare due persone che si trovano in questa situazione. Tra l’altro, erano persone che parlavano in maniera pacata di questa cosa, anche se ciascuno dei due portava avanti il proprio punto di vista. L’ascoltarli mi ha un po’ rattristato. Ma credo che farebbe dispiacere un po’ a tutti. Quando due persone decidono di lasciarsi, o uno dei due prende questa decisione, vuol dire che è scattato qualcosa che fino a quel momento non c’era. O quanto meno che la persona non era perfettamente consapevole del problema.

Prendi lo scudo e la spada ed esci a combattere

Prendi lo scudo e la spada ed esci a combattere.

Ieri sera sono andato alla presentazione di un prossimo evento, condotto da un imprenditore di successo, e sono tornato a casa all’una. Non avevo sonno, mi sentivo un po’ eccitato ed ho tardato molto prima di andare a letto. Mi sentivo carico, come se avessi appena finito di ricaricare la mia batteria.

A volte, per sopravvivere, ci chiudiamo nella nostra torre d’avorio, cercando di difenderci dai continui assalti sferrati dalla vita e dalle persone, spesso anche da quelle che ti sono più vicine. Con il risultato che perdiamo energia e facciamo una grande fatica ad affrontare la vita di tutti i giorni e le nuove sfide.Poi ti capita di ritrovarti “casualmente” ad un tour,  accanto ad alcune persone – oddio, “ti capita”non è proprio la parola giusta, perché per la verità sei tu che te le vai a cercare – ed improvvisamente dimentichi tutte le tue difficoltà, e ti accorgi che la tua energia ricomincia a risalire. 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: