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Se fossi felice cosa farei?

Se fossi felice cosa farei?

Se fossi felice cosa farei?

Stamattina alle 5 è suonata la sveglia. Ma sentendo freddo, mi sono alzato, l’ho disattivata, e sono ritornato a  letto. Infilandomi sotto le lenzuola però, ho pensato che avrei dovuto sfruttare il fatto di rimanere al caldo, per pensare un po’ più a me stesso. Mi sono detto: ma se potessi essere felice, come dovrei essere? Mi sono rivisto coach sul palco, e poi ho rivisto Roberto con i suoi corsi. Questo è il lavoro che mi rende felice, mi sono detto. Il discorso della felicità non è una cosa nuova. E’ un po’ che sto cominciando a lavorare per questo obbiettivo. Questo pensiero di Michele coach mi ha fatto sentire subito bene. Ho detto che avrei dovuto non farmi fregare dal sonno che, rimanendo a letto, poteva arrivare all’improvviso, e così mi sono dato subito da fare, per evitare che questa cosa accadesse.

Il potere delle credenze

Il potere delle credenze

Il potere delle credenze

Le credenze negative sono filtri che spesso bloccano la nostra mente e le nostre azioni. Quando crediamo che qualcosa non dipende da noi ma dalle circostanze esterne o dagli altri, diamo loro la possibilità di gestire la nostra vita. Perdiamo il controllo della nostra mente, delle nostre possibilità, e dimentichiamo che ogni volta che abbiamo creduto di potercela fare e ci siamo impegnati per questo, siamo riusciti ad ottenere grandi risultati e grandi cambiamenti. E che abbiamo il potere di ottenere risultati ancora migliori se solo perseveriamo e continuiamo a credere che possiamo vincere le nostre paure. Possiamo vivere bene la nostra vita, aiutare gli altri e godere anche materialmente  di questo. Ma abbiamo bisogno di toglierci i paraocchi che ci siamo messi davanti, coscientemente o no, e che ci impediscono di agire con forza e determinazione.

Finché crediamo che ciò che ci accade non dipende da noi ma da qualcos’altro, o da qualcuno, o che non ce la possiamo fare, non abbiamo alcuna possibilità di prendere in mano la nostra vita ed il nostro futuro.

A volte manca la voglia di fare le cose.

crescita

Cosa puoi fare quando ti manca la voglia, ma devi fare le cose?

Dopo aver trascorso una notte non proprio tranquilla, stamattina, suonata la sveglia,  sono rimasto a letto. Quando ho deciso di alzarmi, mi sono ricordato che avevo preso l’impegno con me stesso di fare attività fisica tutte le mattine. E’ un lavoro che porto avanti ormai da quasi un mese. Ma non ne avevo voglia.

Meglio l’obbiettivo o lo scopo?

E’ meglio lavorare sull’obbiettivo o lavorare sullo scopo?

Riflettevo sul fatto che si dice spesso che bisogna lavorare per degli obbiettivi che devono essere motivanti. Ma gli obbiettivi, a pensarci bene, sono delle immagini statiche. Sono il risultato finale di un percorso. E’ qualcosa che vediamo davanti a noi e che rappresenta il risultato. Probabilmente dobbiamo impostare il tutto partendo da una domanda: perché vogliamo raggiungere quel risultato? Qual’é lo scopo? Lo scopo ci dà la spinta ad agire, è lo stimolo che ci spinge continuamente ad andare avanti e a non fermarci, che ci dà l’energia giusta per partire e puntare al risultato finale, che è l’obbiettivo.

Domande utili, inutili, funzionali e limitanti

perché, utile, inutile, funzionale,limitante

Spesso ci poniamo domande del tipo: “Perché non riesco a portare a termine le cose che dico di voler fare?” oppure “perché capitano tutte a me?”. Altre volte ci diciamo invece: “Perché quando riesco a fare cose che pensavo di non essere in grado di fare mi sento soddisfatto? Oppure “perché quando sono in compagnia di persone entusiaste e motivate mi sento bene?” In base a queste domande ci daremo poi delle risposte, che saranno però completamente diverse. Se ci troviamo in uno stato negativo, come nei primi esempi, ci daremo risposte demotivanti, tipo: non sono costante, non ci riesco, non sono all’altezza della situazione, perché sono sfigato, gli altri sono migliori di me, e così via. Quando invece ci troviamo in uno stato positivo, le risposte che ci daremo saranno indirizzate a rafforzare le nostre qualità, tipo: perché sono bravo, perché sono sensibile, perché so fare le cose, perché mi impegno, perché gli altri mi danno energia, ecc. Si tratta in qualsiasi caso di credenze che abbiamo fatto nostre nel tempo, negative e poco utili nel primo caso, e positive e funzionali nel secondo. Cosa ci insegna questo? Che dobbiamo imparare a chiederci il “perché” delle cose solo quando ci troviamo in uno stato positivo. E questo ci permetterà di sentirci bene e motivati a proseguire nel nostro lavoro.

Ci deve essere coerenza tra quello che dici e quello che fai. Questo ti farà sentire orgoglioso di te ed anche felice.

Ci deve essere coerenza tra quello che dici e quello che fai.

Ma quanto è bello aiutare gli altri a stare meglio! Mi sono preso l’impegno di dare una mano ad una persona di un gruppo. Aiutare le persone solo con dei messaggi è difficile, anche perché serve il contatto, quantomeno quello vocale. Ma è una situazione nuova, che mi stimola a provarci. Sicuramente più avanti ci sentiremo telefonicamente. Ma il fatto di allargare la mia personale zona di confort mi spinge a farlo.  E poi, il bello di questa cosa, almeno per me, è quello che ciò che dico agli altri mi serve anche da stimolo per essere coerente e fare anche io la stessa cosa. E quindi a migliorarmi. E questa situazione l’ho sperimentata anche scrivendo e rileggendo il mio libro. Se dici poi devi fare

Comportamenti e consapevolezza.

Stamattina ero al mare. Camminando sul bagnasciuga ho incontrato un’amica. Mentre parlavamo le arriva una chiamata sul cellulare. Terminata la telefonata riprendiamo il discorso interrotto. Tra le tante cose mi dice anche che gli si erano cancellate quasi tutte le foto fatte di recente, e non sapeva come mai gli accadevano queste cose strane.

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